"I don't want realism. I want magic! I try to give that to people. I don't tell the truth, I tell what ought to be truth..." Tennessee Williams "A streetcar named Desire"

“Dente d’oro” è la storia di un regista e sceneggiatore premio Oscar senza più idee e ispirazione. Vive in un mondo superficiale fatto di “baci, abbracci e pugnalate” dove può avere e comprare tutto, anche un premio Oscar, grazie alla fama e al successo cui è arrivato. Ma il suo passato, però, è stato brutale, meschino, sofferente.

 

Un produttore gli commissiona un nuovo film ma il blocco dello scrittore o come lo chiama il suo manager “stitichezza creativa”, è come un macigno che lo trascina inesorabilmente, a poco a poco, nel baratro della sterilità e della depressione facendo ritornare in superficie quel passato che sembrava passato.

Una notte, passeggiando per la città, una città di mare, decadente e misteriosa, tentatrice e indifferente, multietnica e bukowskiana, si lascia portare dal caso, oppure no, in strade e luoghi dove non veniva da una vita.

Ora è solo, il suo mondo dorato alle spalle, davanti ci sono i vicoli malfamati, le navi imponenti, le puttane del porto, i senza tetto, una trattoria equivoca. Il caso lo spinge a entrarci, tra marinai, immigrati, ladruncoli, cuochi strafatti e camerieri spioni.

E tra un bicchiere di vodka e l’altro, il dente d’oro di Dashenka lo abbaglia e seduce ancor più dell’oro cui era stato abituato fin’ora.

 

“Niente capita per caso.”Erano le parole pronunciate da Dente d’oro ma cosa ne sapeva lei del caso che io non sapevo?"

Accettando di vendere l’anima, il regista ne accetta anche i rischi, i pericoli, le tentazioni ma lui non è un puro, non è un ingenuo, è un cinico pronto a tutto. Ascoltando i racconti freddi e aspri come la vodka di una bionda venuta da lontano, bella, intelligente e vendicativa, comodamente seduti dentro un carro funebre slash limousine, guidato da Snaky/Alexey, sa che avrà di nuovo l’opportunità di tornare sul podio degli Academy Awards. Ma tutto questo gli costerà molto caro.

Ma in fin dei conti il caso non è stupido ed è anche più imparziale di quello che pensiamo, imparziale nelle sue imprese… soprattutto in quelle malvagie, ciniche e senza scrupoli.

 

Un mystery con una struttura da sceneggiatura, un dramma psicologico e non solo, uno spaccato sulla faccia meschina, superficiale, stupida e falsa del mondo dello spettacolo, dove non c’è solo glamour, stelle che splendono e tappeti rossi, ma il peggio dell’uomo e della donna disposti a tutto per avere successo, fama e soldi.

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